Vescica neurologica

Cosa succede quando la vescica va in tilt?
Quanto detto sopra, dà già un’idea della complessità del funzionamento del sistema e,
di conseguenza, fa già intuire in quanti modi si possa realizzare un disturbo nel funzionamento
dello stesso.
Si pensi a tutte le lesioni delle vie nervose interessate (che vanno dalla pelvi alla corteccia cerebrale) da trauma (le lesioni del midollo spinale), alle malattie degenerative del sistema nervoso, (per esempio il Morbo di Parkinson o la Sclerosi Multipla, per citare solo due delle più comuni) ed a tutte quelle malattie, considerate “banali” che provocano direttamente od indirettamente una lesione delle fibre nervose (per esempio il Diabete).
A seconda del punto in cui si verifica il danno, si avrà un “ malfunzionamento” di tutto il sistema
che potrà avere aspetti clinici e pratici diversissimi.
Avremo così, per esempio, vesciche che riprendono a funzionare come quella dei bimbi
(da pannolino, per intenderci), per le lesioni al di sopra del midollo lombare, con conseguente imprevedibile perdita di urine (vescica automatica), alle vesciche che, al contrario, si lasciano riempire a dismisura, non trasmettendo più il segnale di “tutto esaurito” per lesioni dell’innervazione periferica (ad elevata compliance); vesciche che pur sentendo di essere piene non possono contrarsi (areflessia detrusoriale) e vesciche che, pur contraendosi non si svuotano per mancata decontrazione degli sfinteri (dissinergia vescico-sfinterica).
Si comincia adesso ad intuire come la “vescica neurologica” sia un problema con moltissime sfumature, non sempre semplici da individuare e da trattare, che riguarda un numero elevatissimo di persone.

Come si risolvono i problemi della vescica neurologica?
È ovvio che le terapie disponibili siano diverse:

  • cateterismo ad intermittenza (o autocateterismo), in cui il paziente (con vescica areflessica, che cioè non si contrae e non si svuota) provvede da solo all ’inserimento, più volte al giorno, di un sottilissimo catetere (3-4 millimetri di diametro) fatto apposta per questo scopo, eliminando il ristagno vescicale e tutti i pericoli ad esso legati (infezioni urinarie e sistemiche, insufficienza renale, etc,).
  • cateterismo permanente, che rappresenta la soluzione meno felice, poiché il catetere rappresenta un formidabile veicolo di infezioni urinarie , se lasciato in sede ed è attualmente riservato a pazienti con ridotta prospettiva di vita, o con problematiche molto particolari.
  • la terapia farmacologica, con significato peraltro limitato a pochi e specifici tipi di problema (soprattutto l’incontinenza da contrazione involontaria della vescica).
  • la terapia chirurgica classica (sfinterotomia, derivazione urinaria, tecniche di ampliamento della vescica con tessuti diversi) per i casi in cui la vescica non si vuol far riempire o, riempiendosi, non si svuota.
  • la moderna chirurgia protesica che consiste nella applicazione di apparecchi detti “neuromodulatori” direttamente a contatto con le fibre nervose che fuoriescono dal midollo spinale (è un concetto simile a quello del pace maker cardiaco) che rappresenta probabilmente il futuro prossimo nel trattamento di queste problematiche, in quanto permette di risolvere contemporaneamente i problemi di riempimento e di svuotamento della vescica, laddove essi siano presenti associati, permettendo altres ì di modulare l’attività degli sfinteri se è presente una dissinergia.

A chi rivolgersi per avere consigli?
È anche ovvio che, vista la complessità tecnica del problema, la scelta della soluzione più opportuna debba essere affidata ad uno Specialista che abbia familiarit à con questi temi, anche perchè tutte le terapie descritte non sono scevre da complicanze o rischi e, non ultimo, si somministrano a pazienti spesso già provati notevolmente da un punto di vista psicologico (si pensi ad un paziente portatore di handicap per lesioni midollari), che vivono già dolorosamente ogni aspetto della propria esistenza quotidiana, anche il più banale, come fare la pipì e sono quindi anche più sensibili di altri al “fallimento terapeutico”.
Esiste oggi la possibilità per questi pazienti, di rivolgersi a Specialisti Urologi e Neurologi, presso Centri Specializzati, per trovare la soluzione più adatta per risolvere (ovivere dignitosamente) il proprio problema, ma spesso, quello che manca è una corretta informazione che finisce spesso per trasformarsi in rassegnazione a vivere in maniera frustrante la propria condizione di handicap.

 

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